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L'insegnamento di Leonardo da Vinci

Si è appena concluso l'anno dedicato ai festeggiamenti per i cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Un genio che ha espresso le proprie straordinarie capacità in modo interdisciplinare eccellendo, tra l'altro, come scienziato, filosofo, architetto, scultore, pittore, musicista, disegnatore, ingegnere e progettista, ma, soprattutto, come uomo che ha cavalcato l'innovazione senza timore e senza mai porsi dei confini. La sua mente, esprimendo tutte le sue potenzialità, si è spinta ovunque, anche in ambiti inesplorati come i cieli con le sue fantastiche macchine volanti o nei fondali marini con la prima tuta da palombaro.

Nel corso di quest' anno mi è capitato spesso di sentire la domanda "Cosa farebbe Leonardo ai giorni nostri, se avesse accesso alle tecnologie di cui disponiamo oggi?". Un quesito al quale personalmente ritengo sia arduo rispondere, proprio in virtù della genialità creativa e sconfinata di Leonardo. Penso che un tale visionario probabilmente avrebbe fatto un uso così avanzato delle tecnologie da risultare ancora più incompreso ai contemporanei. Mi piacerebbe invece partire da un altro punto di vista: "dove saremmo oggi senza Leonardo?. Quanto del suo genio, creatività ed approccio all'innovazione è giunto fino a noi e costituisce fondamento della nostra cultura industriale e delle nostre riconosciute capacità nel settore manifatturiero?"

Certamente il suo progetto del cuscinetto a sfera può essere visto come un'anticipazione dell'eccellenza italiana nella meccanica di precisione e nel controllo del movimento, così come le sue macchine possono essere all'origine della nostra capacità di costruire linee produttive, anche estremamente complesse. Competenze che oggi gratificano il nostro paese con le prime posizioni nel mercato globale manifatturiero e con il mantenimento di tale vantaggio competitivo. Quindi, pur rappresentando un esempio unico e non replicabile di conoscenza e creatività, Leonardo ci ha comunque trasmesso qualcosa del suo genio.

Possiamo dire lo stesso per ciò che concerne la sua propensione all'innovazione e la capacità di visione, che per lui erano peculiarità dell'uomo in quanto fautore del progresso? Siamo realmente in grado di gestire la convivenza uomo/tecnologia in modo positivo o solo prevedendone una conflittualità e rischiando così un freno al cambiamento? Oggi che siamo in presenza di una vera e propria rivoluzione tecnologica qual è l'atteggiamento che dobbiamo adottare per massimizzarne gli effetti?

Ritengo che il pay off di Rockwell Automation “Expanding Human Possibility” sia estremamente indicativo e racchiuda in sé la summa per realizzare il vero cambiamento, e fare la differenza. Si è discusso a lungo delle tecnologie a supporto dell'Industry 4.0 e della trasformazione digitale. Tuttavia ancora oggi, si tende a sottovalutare un fattore, se non "il" fattore chiave di successo: l'uomo e la sua interazione con il progresso tecnologico. A volte si cede alla tendenza di farsi sopraffare dalle tecnologie, soprattutto quelle direttamente ispirate al comportamento umano, come la robotica o l'intelligenza artificiale, che vengono viste come sostitutive e con la convinzione che più evolvono, meno ci sarà bisogno dell'intervento umano.
> Una corrente di pensiero con la quale non sono d'accordo. Come dimostrato dall'esempio di Leonardo, è proprio l'uomo con la sua intelligenza, le capacità cognitive e di "problem solving" e la sua immaginazione creativa che permette all'innovazione tecnologica di esprimere il massimo valore e di continuare a progredire. In un'era di trasformazione come quella che stiamo vivendo, l'uomo 4.0 deve avere piena consapevolezza di quanto sia fondamentale il suo apporto e assumere un po' il ruolo, scusate la citazione un stiracchiata, di "deus ex machina".


Fabrizio Scovenna
Fabrizio Scovenna
Country Director Italian Region, Rockwell Automation
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